Pubblicato da Gio Loreley
GIO LORELEY
Visioni intropoietiche del quotidiano
Consulente filosofica, pedagogista, paroliere: Gio Loreley sceglie, per definirsi, la parola più antica e più umile "paroliere" colei che lavora le parole come un artigiano lavora la materia. In questa scelta è già tutta la sua poetica: la scrittura come mestiere del vivere, disciplina quotidiana di attenzione, fedeltà alla cosa prima che al gesto letterario.
La sua opera si raccoglie sotto una formula-manifesto di sua invenzione: visioni intropoietiche del quotidiano. Il neologismo, dall'unione di intro e poiesis, il “fare” della radice greca che sta dentro la parola poesia, nomina un gesto preciso: non la semplice introspezione, non l'elegia delle piccole cose, ma un'officina interiore in cui il quotidiano viene trasformato in materia viva. Un paio di scarpe consumate, un angolo del giorno, una carrucola, le sere di giugno: oggetti minimi che, sotto lo sguardo dell'autrice, si fanno soglia e rivelazione. L'interno, in Loreley, non si contempla, si costruisce.
I suoi territori sono luoghi di passaggio. Capri, con la Scala Fenicia, la Grotta di Matermania, il santuario di Santa Maria a Cetrella, Villa Lysis ancora abitata dal fantasma di Jacques Fersen; Ravello; il Cilento: geografie mediterranee in cui la pietra conserva memoria e il mito non è archeologia ma presenza. La sua scrittura abita questi paesaggi come si abita una lingua madre: con confidenza e con reverenza. Di qui il suo magistero implicito, Rilke delle Lettere a un giovane poeta, Heidegger del poeticamente abita l'uomo, Montale, Cardarelli, una discendenza esplicita e meditata, mai esibita, che colloca Loreley in una linea italiana di poesia pensante, dove filosofia e canto non sono discipline separate ma lo stesso respiro.
Accanto al movimento intropoietico, e inseparabile da esso, sta una vocazione civile netta e dichiarata. Nelle pagine dedicate al Congo, a Gaza, al Diario di Ella, la voce intima si fa testimonianza: “Se la Storia non dice, la Poesia urla.” La bellezza non è qui consolazione o fuga, è sostenuta, sempre, da verità e memoria, che l'autrice chiama “le braccia della Bellezza”. È questa tensione, tra la soglia contemplativa e l'urlo della testimonianza, tra l'ascolto della pietra e la denuncia dell'oblio, la cifra più riconoscibile del suo lavoro.
A completare l'opera, una dimensione pedagogica che ne è il naturale prolungamento: il libro-calendario Aporismi della Soglia, esercizio quotidiano di misura e di restanza, i testi destinati all'infanzia, il recupero di figure dimenticate come la pioniera della medicina Marie Elizabeth Zakrzewska. La poesia, per Loreley, educa: alla bellezza, alla memoria, alla verità. Non come programma, ma come pratica.
“Abitare la Poesia è un luogo scomodo: se non resisti in piedi, cambia posto.”
È in questa dichiarazione, lapidaria come un'epigrafe, l'etica dell'autrice e il patto che offre al suo lettore.
Autrice del blog “Respiro di Poesia”, partecipa a eventi culturali e letterari, ricevendo riconoscimenti e menzioni per la sua voce lirica e profonda.
Blogger di “Respiro di Poesia” di Gio Loreley - (Nome d’arte riconosciuto con Pos. Siae 549724).
Ricezione di Premi Letterari e menzioni per l'attività culturale e pubblicazione di 1 raccolta collettiva e n.2 sillogi:
- 2021 - Isole. Collana poetica. Vol. 81 Ed. Dantebus Roma
- 2002 - L'Occhio di Orfeo, Ed. Libroitaliano Ragusa.
- 1993 - L'Effimero ed Eterno Dire, Ed. Cultura 2000 Ragusa.
What else? Find it out!
Mostra altri articoli